Anche in quest’opera non manca il tipico dualismo. Questo si basa su un grandissimo dissidio interiore che contrappone uno stato di calma e quiete ad uno di ansia e di movimento.
Il primo stato è rappresentato dalle varie tonalità di azzurri, blu e turchesi. Infatti proprio sulle variazioni di questi colori si basa una delle maggiori tecniche di meditazione buddista. Questi sono posti su di una tela preparata con lo stucco creando una movimentata superficie graffiante che entra in contrasto con lo stato di stabilità: quasi in un desiderio di cambiamento. Un rifiuto di una situazione equilibrata, poiché è proprio dall’instabilità che può scaturire un’esperienza produttiva. La rinuncia ad una serenità che cade quasi nella monotonia, e soprattutto la scelta dell’abbandono ad un ossessionante bisogno di cambiamento. Questi stati di quiete – inquietudine sono due bisogni molto contrastanti ma che possono convivere in un incessante conflitto. Questo però può essere utilizzato come stimolo a riconoscere un vero stato di equilibrio,ed a lottare contro una banale realtà illusoria che noi stessi siamo pronti a crearci attorno nel tentativo disperato di acquisire una qualunque sicurezza. Infatti bisogna avere la padronanza ed il coraggio di contrastare questo stato di cose.