Percorso tematico
La ricerca di verità, la rappresentazione in funzione di scienza, mi spingono a sperimentarmi sul difficile terreno della pittura figurativa, interpretandola con fare matematico, piuttosto che pittorico. Le architetture dipinte appartengono al mondo della meditazione, della sospensione, del silenzio, delle ombre. Al pittore figurativo si chiede una concentrazione superiore, molto simile a quella messa in atto dall’atleta che scocca la freccia, come fosse un tiro al bersaglio, con la stessa ansia che immobilizza il cacciatore nel vedersi sfuggire la preda, benché immobile, fissa.
Le immagini non sono né fotografiche né iperrealiste, superano il dato oggettivo e sono espressione di limpidezza intellettuale, frutto di una lenta analisi basata sulla possibilità artificiosa di costruire un’emozione, un’atmosfera mediata dal disegno.
Non propongo oggetti intrappolati, almeno così appaiono, ma teoremi dimostrati, al pari di un matematico intento alla formulazione di una teoria relativa ad un’orbita planetaria, mettendo in evidenza lo spazio che li contiene mediante un’esecuzione in punta di matita,ben affilata, che esprime la finitezza come obiettivo finale.
Assomiglia a qualcosa di tagliente, spigoloso, inciso con un bisturi, senza i facili effetti della struttura materica, esprimendo un distacco dalle cose presentate, un gelido alitare che le rende antipatiche, seppur con calcolata armonia compositiva.
Cerco, nella desolazione della composizione, di cogliere l’essenza del dato reale non chiedendo altri contenuti che quelli espressi dalla realtà da cui nasce, ovvero dal disegno. L’educazione al disegno è educazione della mente, cioè metodo di investigazione, prima che metodo di rappresentazione,non basata sulla gratuità della spontaneità o sulla casualità :il gesto che traccia il segno segue l’intenzione, l’intenzione è progetto, il progetto consapevolezza dei fini e la realizzabilità dei fini è funzione dell’idoneità dei mezzi.